Molte storie sgorgano senza avere una trama. Talvolta é perché il nostro cervello le inventa sui due piedi ma, molto più spesso, perché tristemente le ricorda…
Ed i ricordi sono una cosa strana...
Voi uscite di casa per andare a spiaggia, c’è il sole e siete contenti… ma col tempo non ricorderete nulla di quegli eventi, nè potrete descriverli con passione….
Voi uscite di casa per andare a giocare a bridge, ed avendo una 500 usata che parte solo in discesa vi siete comprati anche una moto, anch’essa usata, ma funzionante… anche in salita! E sempre utilizzabile… se solo non piovesse, almeno… Purtroppo la Suzuki 380 non ha tergicristallo, nè voi tute impermeabili per moto, e quindi vento e pioggia, foriere di futuri acciacchi senili, vi creano problemi.
Ma non ricordereste nulla neppure di questi eventi, avvenuti decine e decine di volte… se, bagnati fradici, posteggiando la moto sotto un porticato, non l’aveste vista passare…
Due rapidi sguardi, incrociati…
Il pensiero di lui… Una ragazza a piedi, in un impermeabile bianco con cintura in pelle anch’essa bianca e con fibbia argentata… dal passo deciso e sicuro, con relativo ticchettio sui basoli di pietra… una pettinatura coperta da un colbacco nero, quasi impercettibilmente bionda, con un ombrello aperto e che stagliava sul bianco uniforme sottostante… uno sguardo penetrante…
Il pensiero di lei… Un ragazzo e una moto…
Finite di armeggiare col cavalletto, e chissà perché, il vostro cervello, evidentemente ancora colpito dall’ultima scena… inizia a sbamblinare sul nulla assoluto…
Tu, perché non l’hai fermata?
Ma con che scusa? E poi, cosa le avrei potuto chiedere? Nome? Telefono? Indirizzo? E perché avrebbe dovuto darmeli?
Tu, e non potevi dire che l’avevi scambiata per un’amica?
Ma per queste cose serve una spontaneità innata, o quantomeno una certa dose di istrionismo…
Tu, se non la rincorri ora, la perderai per sempre…
finché la parte cosciente di voi vi dice “Ma a cosa stai pensando? Non la rivedrai mai più… dimenticala…“, sicché chiudete tristemente il lucchetto, e vi incamminate verso il circolo.
Entrate e… riconoscete subito Paolo, la vostra vittima nel torneo serale, e Lei, ancora bardata col relativo impermeabile, segno evidente che era lì solo per rapide informazioni…
“Ah, ciao, sei arrivato… ” dice Paolo vedendomi… “questa splendida fanciulla mi stava giusto raccontando che ha visto in giro la pubblicità dei corsi di bridge del nostro circolo, e voleva approfittarne…“.
A voi sembrerà una storia banale.
Ma se la vostra mente spaziasse un attimo nella quadridimensionalitá, capireste subito il dramma che si stava venendo a creare. E che io ho capito purtroppo subito, fin dai primi istanti…
Nel 1983 é uscito un film, KRULL, che probabilmente non brillava per attori, fantasia e trama. Ma una cosa di buono l’aveva, e la ricordo perfettamente: un cattivo aveva promesso a una casata, una tribú, un villaggio… non ricordo… in cambio dei propri servizi, un dono. Il dono era di poter conoscere il proprio futuro. Ma sapete come vanno queste storie… il cattivo poi ti inganna sempre. Lo sbandierato dono infatti era quello di CONOSCERE, del futuro, solo ed esclusivamente la data della propria morte!!! Ovvio che fossero tutti silenziosi e tristi: quella conoscenza infatti é solo terribile.
Ecco, io in quei pochi istanti avevo già visto tutto il mio futuro… e la mia morte…
Io ero già follemente, ed inspiegabilmente, innamorato di lei… Paolo si sarebbe messo in mezzo, essendo un latin lover naturale (al mio confronto, poi, imbranato pazzesco… non c’era storia…). Io avrei potuto risolvere il problema, semplicemente chiedendoglielo, essendo sicuro che lui lo avrebbe fatto…
ma io non avrei mai potuto fare una cosa simile… Poverino… cercò anche di farmelo capire… “É qui sola e non sarebbe male se la facessimo un po’ uscire…” che, tradotto, significava “Se ti interessa, mi faccio da parte“… ma io proprio non potevo.
Se potrete mai capirlo, sarebbe stato come per me proporre, o accettare, di farsi i segni giocando a bridge…
Come tutte le storie, anche questa fra loro iniziò in sordina, e continuando non fu esente da tira e molla… io però sempre rifiutandomi di approfittarne, e quindi senza mai superare il ruolo di amico. Cosa che sarebbe stata oltremodo facilissima per la fragilità di certi momenti. Perché preferisse lui non mi era chiaro… palesemente lui non ne era innamorato… mentre lei sembrava alla ricerca di una stabilità che io, all’epoca senza né arte né parte, non potevo darle.
Va da sé che questo mio ruolo di amico avveniva solo in certi periodi, non in quelli di “tira”, nei quali semplicemente non esistevo, ma solo in quelli di “molla”, e va da sé, sempre di nascosto.
Sfortuna vuole però che una domenica l’avessi invitata a pranzo, in una località con relativo ristorante perso fra i monti, dove la probabilità di incontrare qualcuno che conoscesse entrambi era teoricamente nulla…
Teoricamente… perché del tutto casualmente, quel giorno, il 23 (XXIII) di marzo, ci siamo ritrovati in quel locale proprio col mio teoricamente futuro compagno di Birmingham, che non ha purtroppo perso tempo nel dirlo a tutti… prendendomi in giro, cosa che in se e per se mi lasciava indifferente, ma colpendo dolorosamente sentimenti che non si potevano neppure spiegare…
Per cui io non andai mai a Birmingham, e nessuno ne capí mai il perché… e successivamente, con un pezzo dal titolo “XXIII marzo”, pezzo di cui ugualmente nessuno capí mai il motivo per cui lo scrissi, e va da sé neanche del titolo, distrussi letteralmente una sua linea di gioco (su una mano giustappunto da lui giocata a Birmingham), linea di gioco osannata su una rivista patinata da uno che se ne intendeva (nonché pluricampione mondiale), inimicandomi quindi nella foga anche quest’ultimo… e distruggendo al contempo anche le mie chances di future convocazioni (cosa che però stranamente NON avvenne)…
… dedicandomi infine a una cosa che non mi era mai interessata prima… la stabilità economica…
Ero contento? No. Per niente.
Ma il “motore del Mondo”, quando non é corrisposto o quando é ferito o incompreso, ci fa fare cose folli, straordinarie, inspiegabili, impossibili…
E ci rende ciechi, bambini, insensibili…
E ci fa fare cose delle quali ci pentiamo, o che vorremmo dimenticare… In sintesi, rendendoci emotivamente instabili…
Ma sempre e in ogni caso sofferenti. Molto sofferenti…
Finché non capiamo che è solo questa sofferenza che, se e quando vinta, ci rende immuni e per certi versi superiori rispetto a tutti i problemi che la vita può crearci…

