Divide et impera…

Da giovane avrei voluto fare una vita diversa. Completamente diversa. Amavo il bridge ma in modo talmente morboso che manifestavo sintomatologia da astinenza se non riuscivo a giocarlo ogni giorno.

Ho di quell’epoca bellissimi ricordi, che probabilmente col tempo vi svelerò, assieme ad un grandissimo cruccio: pur venendo talvolta considerato per rappresentare l’Italia a livello juniores, non riuscivo ad arrivare al bridge dei professionisti. Credetemi, ancora oggi non so perché: molti altri venivano scritturati al mio posto, pur ritenendomi io con maggiori competenze (ehm…)…

Si, si, voi pensate che stia esagerando… ma tuttora ho le mie lettere, tutte pubblicate su BDI, dove riscontro errori di analisi in fior di giocatori, finanche Campioni del Mondo… Tacerò i nomi per non urtare nessuno, ma vi ricordo che a quell’epoca non c’era deep finesse…

Dopodiché, molti di questi miei scritturandi “concorrenti” professionisti qualche risultato lo ottenevano, se non altro per motivi statistici: io invece dovevo lavorare. Loro anche, ma giocando a bridge. Sgrunt.

Diveniva quindi facile sostenere questa tesi, tesi che mi veniva spesso propinata : “Non vinci, e non vincendo quindi è chiaro che non vieni richiesto” oppure “Non vinci, e quindi non sei bravo come pensi“. Sicché io, che per il bridge avrei fatto di tutto, non potevo far altro che dedicarmi sempre di più solo al lavoro…

Sapeste quanto ci sono rimasto male, prima di capire che è stata la mia più grande fortuna.

Perché mentre io potevo scegliere di giocare con gli amici, loro, i miei “concorrenti” professionisti, loro non potevano. Loro dovevano giocare per far quadrare il bilancio familiare… mentre io semplicemente potevo scegliere.

Sempre più o meno in quell’epoca, ricevevo altresì le mie prime proposte oscene. Ma non da donne: da persone disposte a tutto pur di vincere. Non ne ho mai capito il perché: infatti, i giocatori che, per vincere, si fanno i segni, non sapranno mai a che livello i loro cervelli potrebbero arrivare…

Farsi i segni infatti è come usare una macchina da scrivere al posto della parola (per rapidi che siate, perderete…), è come usare la memoria anziché il ragionamento: credetemi, ricordare e ragionare sono due attività profondamente diverse, per rapidità, profondità, applicabilità degli stessi concetti nella vita. Vero: quando avete due anni, il vostro parlare sarà lento e basilare, ciononostante vostra madre vi capirà qualsiasi cosa diciate, anche se balbuzienti, anche coi segni… ma poi?

Proprio recentemente ho avuto a che fare con un idraulico, un muratore, un piastrellista e un imbianchino. All’idraulico ho dovuto spiegare che se le saracinesche dell’acqua escono dal muro oltre tot cm, poi il frigo non si può attaccare alla parete; al muratore che se sopra un muro di 80cm ne aggiunge uno da 20cm, senza collegarli con armature di ferro, la parte superiore è destinata a cadere, e che se si cementa un buco nel muro, prima occorre bagnarlo; al piastrellista ho dovuto spiegare come si mettono le piastrelle negli angoli e se mettere o no lo zoccolo; all’imbianchino che prima si deve radere il muro, quindi mettere il fissativo e quindi la pittura. Tutta gente con almeno vent’anni di esperienza, ma a cui mancava evidentemente studio e ragionamento… io disponendo, grazie al bridge, solo di quest’ultimo… e di internet. Ognuno di loro, facendo il lavoro come gli sarebbe sembrato accettabile, forse avrebbe risparmiato un’ora… ma la differenza, lo avrete intuito, sarebbe stata sostanziale: ognuno di loro vedeva solo il suo lavoro e non l’insieme che il cliente voleva ottenere. E ho dimenticato l’elettricista, che non sapeva collegare due interruttori ad una stessa lampadina… E come avrete ormai capito, è tutto drammaticamente vero…

E adesso come vi spiego il nesso con Giulio Cesare, e il suo “divide et impera? Come vi spiego la visione a 360° datami dal bridge, dagli sforzi necessari a risolvere al tavolo da gioco problemi che sarebbe stato banale risolvere con un semplice “segno”?

Bah… iniziamo a scrivere… le parole come sempre verranno…

È facile comandare una massa… basta escluderla dal ragionamento critico. A una massa che non sa ragionare è facile dire “qui ci sono i buoni, e qui i cattivi“. Per cui un padre ubriacone può facilmente dire ai propri figli “datemi metà dello stipendio per le spese di casa“, e se uno non ragiona, il disastro è servito. Il padre infatti scialacquerà tutto in liquori, donne, gioco d’azzardo e debiti. Certo… magari un figlio capirà tutto questo, provando a diminuire gli sprechi limitando i propri contributi… ma se tutti vengono convinti che è lui, il figlio, la mala genìa ed addirittura la causa del dissesto familiare, non avrà scampo: verrà additato come “evasore familiare” e non, come sarebbe più giusto, come “salvatore della famiglia“.

Non la voglio fare lunga, ma sappiate che l’inganno è sempre dietro l’angolo… Vi servono su un piatto d’argento un presunto colpevole, quando l’evidenza pratica, matematica nonchè storica vi direbbero tutt’altro…

Saltando ora, in apparenza, di palo in frasca, lo sapevate che mettendo da parte €2.000 euro all’anno per 45 anni, con una rivalutazione del 10% annuale (è una rivalutazione azionaria media), avreste al termine un capitale di quasi €1.500.000?

La Borsa USA, rappresentata storicamente dall’indice S&P 500, ha avuto un rendimento medio annuo di circa 7–10% al netto dell’inflazione (ovvero rendimento reale) dalla sua nascita.

Rendimento nominale medio: circa 1011% annuo dal 1926 a oggi.

Rendimento reale medio (corretto per l’inflazione): circa 7% annuo.

Rispondendo ora alla domanda lasciata in sospeso… io, personalmente, ne dubito… e probabilmente voi di tutto questo non sapete nulla… perchè la scuola vi ha insegnato solo ad OBBEDIRE, LAVORARE… E PAGARE. Non ad essere veramente liberi: solo ad odiare ed invidiare il famoso nemico presunto colpevole…

Divide et impera… giustappunto…

Un tempo c’era la schiavitù. Adesso vi lasciano credere di essere liberi… ma siete circondati ed afflitti da catene addirittura peggiori…

Una trasmissione televisiva degli anni sessanta diceva “Non è mai troppo tardi…”.

Beh… dipende…