Chissà, se ne esistesse l’etimologia, cosa potrebbe essere la conoscenza dell’Ari… o la scienza dell’Aricono…. Per vostra fortuna i termini sono completamente inventati, e quindi, da questo punto di vista, potete dormire sonni tranquilli…
Ebbene sì, lo ammetto, a parte il titolo, probabilmente lo svolgimento sarà banale. Però ci sono alcune spigolature, alcuni punti di vista, alcuni concetti, che mi piacerebbe condividere con Voi.
In primis, sul concetto di riconoscenza. Concetto ai giorni d’oggi ormai perso, e che con particolar sagacia, da altri, era stato definito “Il sentimento della Vigilia”.
Che ci crediate o meno, tutto ha inizio e nasce dal concetto di famiglia.
Ma cosa intendere per famiglia? Un tempo non ci sarebbero stati dubbi: al giorno d’oggi invece c’è l’imbarazzo della scelta. Diciamo quindi, semplicemente, che per famiglia ci riferiremo al “vecchio stile”, anche se non abbiamo nulla contro le “nuove forme di unione”: possono tranquillamente coesistere. Però qui per famiglia si intende solo quella in grado di procreare naturalmente. Tutte le altre, ai nostri occhi etiche (legalmente, non ci permettiamo alcuna intromissione), dovrebbero semplicemente chiamarsi diversamente. Una moto è una moto, un sidecar è un sidecar: chiamare moto un sidecar forse non è sbagliato, però, ne converrete: è impreciso.
Orbene, da che Mondo è Mondo, la famiglia esiste e ha tenuto a battesimo, praticamente, l’intera umanità. Perché?
Vi siete mai domandati perché, ad esempio, non ha avuto successo una società composta da 7 uomini, che potessero cacciare un giorno a testa, e una donna per preparare il pranzo? Oppure una società più leonina, con un solo uomo e tante donne? Per la verità, quest’ultima ipotesi, ha avuto un qualche successo con gli harem, e in qualche religione, ma è rimasta storicamente abbastanza isolata, segno che qualcosa non la rendeva adatta a superare lo scoglio dell’adattamento storico. Non ci lanceremo nelle società matriarcali, perché alla fin fine tutto questo esula dai concetti che vorremmo esporre. E vediamo ora di rispondere alla domanda…
Perché con una famiglia l’evoluzione ha avuto dei vantaggi? Vediamo perché… con esempi banali…
Siete in una radura, è notte, e uno scorpione vi sale e vi punge sulla schiena. Per carità: sarebbe stato pericoloso anche in una gamba. Ma in una gamba avreste potuto incidere la ferita, succhiare il sangue… ma nella schiena?
Cadete e vi rompete l’osso di una gamba. Per carità… 30gg di riposo a gamba tesa, e steccata, risolverebbero… ma chi vi stecca l’arto? Come mangiate? Come bevete?
In una famiglia questi problemi vengono circoscritti e, pur essendo gravi, vengono alla fin fine risolti. Ve la traduco in termini numerici, per i duri di comprendonio:
- due persone, distinte, una punta da una scorpione e l’altra con una gamba rotta. Entrambe muoiono.
- due persone, unite in una famiglia, negli stessi casi precedente. Entrambe sopravvivono.
Ecco quindi spiegato perché il concetto di famiglia è così forte: nel passato, tutto ciò che non era famiglia, probabilmente era destinato (prima o poi) a morte certa. E non è finita.
Avete vent’anni e il Mondo in tasca. Potete fare tutto quello che volete. Fino a cinquanta. Dopodiché, se avete dei figli, è ragionevole sperare che Vi aiutino: che caccino per voi, che vi portino del cibo… in una parola, che facciano quello che l’INPS fa al giorno d’oggi. Se non ne avete (ed ecco perché ho circoscritto l’analisi alla famiglia intesa in senso tradizionale) dubito possiate venirne fuori.
Ora, tutto ciò era vero anni e anni fa, ma probabilmente ancora pochi secoli addietro. Oggi abbiamo ospedali, case di cura, pensionati, servizi sociali… in sintesi, siamo riusciti a complicarci l’esistenza, attribuendo ad altri quello che la natura ci aveva assegnato: compagno/a di vita e figli. E chi dovesse ricordare quanto scritto in “Divide et impera…” https://www.bridgebarberis.it/chi-fa-da-se/ dovrebbe comprendere meglio…
Questi concetti sono ancora validi al giorno d’oggi? Perché, esistendo alternative, niente renderebbe così impellente la creazione di un vincolo famigliare.
Orbene, potreste avere ragione, ma io credo che la famiglia resti importante. Gli stress che vi ho descritto prima appartenevano all’alveo della storia e della preistoria, ma ai giorni d’oggi vi sono di certo altri e non meno mortali pericoli.
Che dire dello stress da lavoro? O dello stress da guerra? O della mancanza di soldi? O del bullismo? Sono andato a braccio, ma quali di questi problemi non potrebbero sfociare in un suicidio? Quanti soldati non perdono la testa solo perché a casa hanno moglie e figli che li aspettano? Quanti non uccidono il proprio boss, sentendosi sviliti e sottomessi, perché hanno a casa chi li sostiene? In un certo qual modo, una famiglia “stabilizza”: carattere, umore, suscettibilità… e persino le sfuriate, tipiche di ogni unione che si rispetti, alla fin fine fanno da sfogo ad altri problemi, permettendo alle persone di non esplodere…
E adesso, con l’aiuto di Pindaro, passiamo alla riconoscenza…
La riconoscenza in una famiglia si ha in qualsiasi momento, ma limitiamoci qui a quando i figli diventati adulti si prendono cura dei genitori… e comunque sia formata una famiglia, e prima dello Stato e dell’INPS, ne curano la salute, gli interessi, etc.
Avviene? Non avviene? Certo è che, quando avviene, la famiglia “resiste” più a lungo. Detta diversamente, sopravvive più a lungo.
Il buon Pindaro mi sta dicendo… e cosa c’entra tutto questo col bridge? Il buon Pindaro sa sempre dove intendo andare a parare…
Il bridge, a suo modo, è una famiglia, genericamente di due persone. E queste due persone affrontano i pericoli delle varie smazzate cercando di sopravviverne alle relative insidie, spesso create ad arte dagli avversari.
Per sua fortuna, a bridge, non esiste la procreazione, ma esistono gli allievi. Persone con cui a volte dobbiamo coesistere perché, senza di loro, la nostra morte come specie “homo bridgisticus” sarebbe certa. Fateci caso ora…
Un bambino è NATURALMENTE egoista. Tutti i giochi sono suoi.
Un genitore è NATURALMENTE generoso. Chi si alzerebbe tutte le notti per il pargolo, sennò?
Un anziano è NATURALMENTE egoista. Non sente e alza il volume, incurante degli altri.
Mi sono limitato ad alcuni esempi, forse neppure precisi, ma concettualmente e statisticamente rispondenti al vero.
Ed eccoci ora al giro di valzer finale: gli allievi vanno allievati, esattamente come un genitore allieva i propri figli. Certo… potete trasferire la patria podestà a terzi (corsi nelle scuole), potete chiedere all’INPS di intervenire (pagando corsi integrativi), ma resta una verità fondamentale: senza una famiglia (leggi Circolo) un allievo non è altro che un numero. Per gli amanti della filosofia formato Bignami, una monade di Leibniziana memoria.
Ma cosa si aspetta una famiglia (leggi Circolo) da un pargolo?
Se mi avete seguito fin qui, dovreste anche saperne la risposta.
Ci si aspetta che col trascorrere del tempo il pargolo diventi il ventenne cui il cinquantenne passa il testimone.
Ci si aspetta, parola sconosciuta in un Mondo dove molti sono pronti a prendere e non a dare, parola sconosciuta in un Mondo prevalentemente composto di bambini ed anziani, quello che i genitori non richiedono ma che sarebbe bene imparare a considerare.
Ci si aspetta, in una parola, RICONOSCENZA.


